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Sentiero
dei Nomi
Urbania
Si tratta
di un itinerario anulare, praticabile da
chiunque. E’percorribile in auto nelle sue parti
stradali, ma praticabile solo a piedi, a cavallo
e in mountain bike nell’area di maggior
interesse, che è quella attorno a S.Martino e
alla Spogna.
Il percorso principale proposto, in parte
carrozzabile, si sviluppa sulla valle di S.
Maria in Campolungo. La parte percorribile solo
a piedi, a cavallo o in mountain bike è quella
di maggior interesse, ed è situata ai piedi del
monte e prevede con un diverticolo che risale il
fianco del Montiego fino al crinale e da qui
fino al panoramico altopiano sommitale omonimo.
L’itinerario si snoda in un paesaggio arcaico.
Sussistono ancora tratti di paesaggio agrario a
coltura estensiva, con alberi isolati, filari,
ecc. L’area più interessante è comunque quella
più a ridosso della montagna. A S.Martino, dopo
aver visitato il piccolo “zooparco” che ospita
alcune specie animali un tempo comuni nelle aie
e il giardino con alcuni cultivar, ci si inoltra
sul sentiero che conduce verso la località il
Porreo, e da qui alla Spogna.
Il tratto iniziale è interamente in area boscata,
dove la presenza di un vecchio carpineto dà tono
all’area, già suggestiva per essere collocata in
un area ecotonale tra la campagna dell’area sub
- pianeggiante della valle, che in
sostanza
termina a S Martino. Qui il sentiero si divide
in due. Un segmento risale il canalone fino alla
sommità prativa della dorsale, dove si gode di
un ampio panorama sull’alto Candigliano e sul
Nerone. L’altro segmento invece raggiunge la
località Porreo e da qui la località la Spogna,
da dove poi si scende verso S. Maria in
Campolongo e da qui in Urbania.

La prima parte del percorso è pianeggiante e
sostanzialmente interessata da coltivazioni di
tipo estensivo. Si tratta di una valle laterale
al Metauro, entrando nella quale si entra anche
in un paesaggio diverso da quello del
fondovalle. Le differenze sono dovute
all’incombenza della montagna, scura di boschi,
che chiude l’orizzonte occidentale, alla
conformazione dolce ma definita della valle,
dalla presenza di scampoli di campagna arcaica
con esemplari arborei di specie in forte
riduzione o scomparse lungo la valle principale.
Poi si entra nell’area di S.Martino, ove il
contesto agrario assume una connotazione
montana, con prati e con la presenza ineludibile
del bosco, un estesissimo ceduo invecchiato, che
esalta i caratteri di naturalità a tutta l’area.
A questo punto il sentiero si biforca e assume
connotazioni ambientali diverse e funzioni
divulgative e didattiche differenti.
1) sentiero
della “Via Piana”; è l’antico sentiero che
sale a fianco del vallone di S. Martino e che è
denominato “via Piana” e che un tempo costituiva
la via più breve tra Urbania e Piobbico. Si
tratta di una vera e propria escursione in
montagna, attraverso il bosco prima, sui prati
di crinale poi, per giungere infine alla
vastissima sommità pianeggiante del Montiego
(SIC /ZPS), una estesa prateria montana adibita
a pascolo bovino durante l’estate. E con
panorama mozzafiato.
2)
“sentiero
delle mele” è quello che sale verso il
Porreo e quindi alla Spogna, conducendo
attraverso una campagna “d’epoca”, nella quale è
possibile rinvenire cultivar altrove rari o
addirittura rarità assolute, come ad esempio il
gruppo di vecchissimi ulivi situati presso i
ruderi della Casa di Porreo, un tipo locale
adattato a vivere in contesto estraneo a quello
tipico per la specie, resistente al gelo e
frugale. Oppure come il frutteto abbandonato di
Spogna, con varietà di meli (Mela rosa e Mela
Ghilarda) e susini, fichi, ecc. La presenza di
aree in fase di autorimboschimento, attraverso i
diversi stadi della successione ecologica,
incrementa una biodiversità già elevata.
Sentiero
dei
Tartufai
Acqualagna
Il “Sentiero dei Tartufai” si
sviluppa proprio a partire dalla piazza centrale
di Acqualagna, quella in cui si tiene la
celeberrima fiera nazionale del tartufo bianco,
che ha oramai superato la quarantesima edizione,
divenendo così una delle manifestazioni storiche
dell’agroalimentare italiano ed europeo. Proprio
sulla piazza incombe il ripido versante
orientale del Monte del Ronco, denominato “La
Macchietta”. Paradossalmente, pur essendo tale
sito a ridosso dell’abitato di Acqualagna, la
biodiversità è comunque elevata. Il bosco è
ricchissimo di specie: dalla roverella, di cui
vi sono molti esemplari notevoli e che
costituisce lo strato arboreo, allo scotano, che
copre densamente il sottobosco, assumendo
talvolta portamento prostrato, oltre arboreo, al
pungitopo europeo, al finocchio selvatico, ad
altre specie più mesofile. Il sito si trova in
un’area a clima tendenzialmente continentale,
relativamente schermato alle influenze marittime
dalla barriera dei Monti del Furlo e in un area
nella quale, la vicinanza della dorsale
appenninica fa accrescere la quantità di
precipitazioni annue, che si presentano più
elevate rispetto alle località poste a valle del
Furlo. Tuttavia, si tratta di un pendio esposto
a sud e su un terreno calcareo, con un suolo che
drena rapidamente. La concomitanza di questi
fattori di clima, esposizione e natura del
suolo, crea un mix
ambientale singolare, con una
vegetazione che presenta mescolati assieme
elementi sub- steppici, mediterranei e
continentali, con un risultato finale di grande
biodiversità. Superata l’erta china della
macchietta si continua lungo la strada che porta
al cimitero, prima asfaltata e poi dopo il
cimitero brecciata; ai lati della strada si
possono osservare zone coltivate e poi zone
boschive con caratteristiche più continentali
rispetto alla precedente. Questo è il regno del
tartufo bianco pregiato, che sembra approfittare
delle innumerevoli nicchie climatiche e
podologiche offerte dalla situazione, e dalla
presenza di querce.
Si giunge sotto ad un crinale, che permette una
bella vista sulle valli del Bosso e del
Candigliano e soprattutto sui Monti del Furlo.
Proseguendo si raggiunge la sommità del pendio
sud occidentale, che permette degli intriganti
colpi d’occhio sul Catria e sul Nerone, con
inquadrature insolitamente forestali per l’area
in questione. Nella stagione autunnale la
presenza dello scotano dà luogo ad uno
spettacolare “foliage”, che da solo potrebbe
finalizzare il percorso.
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L’itinerario si snoda in 2 direttrici
a) l’itinerario
raggiunge la chiesa del Ronco, minuscola e
in posizione superbamente panoramica, a picco
sulla valle del Candigliano e con un ampia
veduta sulla dorsale appenninica. Dalla chiesa,
segue la discesa a tratti ripida, verso
l’abitato di Fossato attraverso gli scotaneti e
bosco misto. Da qui il percorso ricalca la SP
Apecchiese e all’abitato di Pole è possibile
visitare le aziende agroalimentari che lavorano
il tartufo e producono conserve e altri prodotti
di trasformazione alimentare legati a questo
prodotto del bosco. E’ possibile anche fare
acquisti nei negozi aziendali. La scelta
dell’area Pole – Bellaria – Petriccio, va
ricercata non solo nel fatto che in questo punti
si trovano le aziende di commercializzazione e
di produzione di essenze al tartufo, ma anche
nel fatto che questa è l’area storica dalla
quale muovevano i “paleo cercatori di tartufi”,
molti decenni fa, quando la trifola era ancora
sconosciuta al grande pubblico. Da qui la
cultura del tartufo si è irradiata nel resto del
territorio, o ha comunque rinforzato quella già
esistente nelle varie aree del pesarese.
b)
Si segue il crinale e, dopo aver
attraversato zone coltivate, si rientra in
luoghi boscati ( e tartufigeni) fino a
raggiungere il pendio sud occidentale del
M.Pietralata, all’interno della Riserva Naturale
Statale del Furlo, gia area SIC e ZPS. Da qui ci
si inoltra all’interno della riserva e si
raggiunge uno dei tornanti della pista carrabile
che conduce a Pietralata, suggestivo borgo
arroccato alla sommità di uno dei rilievi
satellite del monte omonimo. Da qui si scende
lungo la valle del Pelingo sino a raggiungere la
sede del Labter del Furlo, nei pressi della
Flaminia e del centro visite della Riserva
Statale.
La
Valle
del
Candigliano
espressione di
Biodiversità
Riserva
Statale del Furlo
Dall’abitato del Furlo si sale con la
macchina per la strada prima asfaltata poi
sterrata che tocca le case di Spelonca Bassa e
Spelonca Alta. Si prosegue per circa 5 km fino
ad arrivare al Rifugio del Furlo, poco visibile
perché nascosto dagli alberi. Qui si lascia la
macchina, ci si incammina per il sentiero
lasciandosi alle spalle la bacheca posta al suo
inizio. Si prosegue dritti e dopo una ventina di
metri si scende a destra per un sentiero che
porta al rifugio. Il sentiero in parte bordato
da una staccionata permette di arrivare al
Belvedere, un caratteristico sperone roccioso
dove venne costruito il profilo di Mussolini
(ora non riconoscibile). Punto panoramico dove è
possibile scorgere il balzo delle rupi rocciose,
un tratto della gola ed il Candigliano con la
sua valle a sud-ovest. Nel lato opposto della
gola si scorge il M. Paganuccio, a seguire il
massiccio del monte Catria e del monte Nerone.
Dopo una breve salita su roccia, il sentiero
continua quasi pianeggiante attraverso piante di
leccio e fillirea, per poi proseguire in un
ambiente a vegetazione mista costituita da
ciliegi, ornielli, vesicaria, ginepri, ligustro
e asparagi. Nell’ultimo tratto si trovano piante
da rimboschimento, si arriva ad un bivio, a dx
si prosegue per Pagino mentre il Sentiero Natura
che stiamo percorrendo gira sulla pista che va a
sx. Si oltrepassa una sbarra e si attraversa la
strada (chiusa da novembre a marzo con una
catena), imboccando il sentiero n° 150 si
percorre un pezzo con prevalenza di leccio e
arrivati al bivio si gira a dx per un tratto di
pineta fino ad arrivare ancora una volta
all’incrocio con la strada. Superata la strada,
si mantiene la dx ed a pochi m sulla sinistra
c’è l’imbocco per continuare il sentiero
(costituito da piante per rimboschimento, lecci,
ornielli, aceri, ciliegi, scotani e caprifogli).
Arrivati all’incrocio si abbandona il sentiero
natura e si sale per il n°148, sentiero che
porterà ai prati del M. Pietralata. Il sentiero
continua a salire sui prati del monte,
attorniato da cespugli sparsi e da radi alberi.
Si apre qui il panorama che da destra (nord-est)
a sinistra (sud-ovest) comprende Le Cesane,
Urbino, Monte Carpegna in lontananza, il Sasso
Simone, il M. Montiego con la Gola di Gorgo a
Cerbara ed infine il Monte Nerone. Si
attraversano i prati e si trova un incrocio dove
si hanno due possibilità: o si continua a sx e
dopo un breve tratto ecco un nuovo incrocio dove
occorre voltare a dx, affrontare un tratto di
discesa all’interno della lecceta, quindi si
arriva in un’ampia pineta che riporta verso la
strada, a volte chiusa da una catena; oppure si
gira a dx e si discende lungo un tratto agevole
dove alla fine ci si trova su una strada
brecciata che a destra porterà fino alla chiesa
di Pietralata. Giunti alla chiesa continuare per
la strada in salita percorrendone un brevissimo
tratto. A destra in mezzo alla vegetazione si
trova l’imbocco per il sentiero (non ben
visibile), si comincia a salire lungo il
versante occidentale del Pietralata nel sentiero
n° 151 (si troverà vegetazione mista). Arrivare
sino alla pineta, seguire segnavia CAI fino alla
strada.
La
Biodiversità
nel
Bosco
di Tecchie
Cantiano
Il sentiero si
sviluppa in territorio comunale, nella parte
orientale della dorsale montuosa delle Serre,
catena allungata che interessa quasi metà
dell’Appennino pesarese, dal passo di Scheggia
sino all’alto Candigliano.
La dorsale delle Serre è in pratica il primo
segmento dell’Appennino Settentrionale, a
diretto contatto con le dorsali carbonatiche
dell’Appennino Centrale. Le due catene per un
tratto viaggiano affiancate ed è solo al passo
di Bocca Serriola che si dividono
definitivamente. Questo tratto in coesistenza
determina già in sé un eccezionale accostamento
di paesaggi molto diversi, con i vasti prati, i
nudi scogli e le aree carsiche da un lato e i
boschi densi, la continuità forestale e la
ricchezza di corsi d’acqua dall’altro.
Così, la biodiversità, già alta in ognuno dei
due sistemi, è in quest’area ulteriormente
esaltata dalla particolare situazione geo –
morfologica che potremmo definire “di confine”.
Si tratta di un contrasto assai forte, che viene
percepito da chiunque si trovi ad attraversare
l’Appennino in questa zona. Nei punti di
sovrascorrimento strutturale tra le arenarie e i
calcari, si hanno talvolta cambiamenti di
habitat drammatici nel volgere di pochi metri.
Il
paesaggio aspro delle aree carbonatiche si
addolcisce di colpo entrando nelle aree silicee.
Così, alberi e arbusti caratteristici e
caratterizzanti i paesaggi delle aree calcaree
(come ad esempio lo scotano) scompaiono
completamenteper far posto a una vegetazione
diversa, più adatta a terreni ben idratati, con
boschi di cerro e di faggio o formazioni erbacee
compatte.
Il percorso si sviluppa proprio in una delle
aree di sovrascorrimento e dal paese di Cantiano,
ove anche le case del centro storico sono
realizzate con pietra calcarea locale, candida o
rosata, si passa rapidamente nel settore
arenaceo e subito anche il colore e l’aspetto
delle
case cambia, assumendo un aspetto più simile a
quelle dell’Appennino tosco – romagnolo, con
mura gialle o grigie in pietra serena.
La prima parte del percorso è improntata a tale
aspetto di “cambiamento”. Qui vale la pena di
evidenziare le differenze, sia a livello
strutturale che biologico, ovvero le divergenze
tra sistemi analoghi; es: bosco di distretto
calcareo e bosco di distretto siliceo, prato
arbustato (in situazione pedologica acida e
umida) e silvo – steppa (tipica dei suoli
calcarei secchi), prato in area calcarea e prato
in area silicea, ecc...
Il MonteCatria con la sua mole sembra a due
passi: in realtà non è proprio così ma si tratta
di un massiccio di grandi proporzioni, che
arriva atoccare la quota più alta di tutta la
provincia di Pesaro-Urbino (1701 m s.l.m.).
Siamo a Cantiano cittadina tipicamente montana,
con un bellissimo centro storico. Da un lato il
Catria, dall’altro le alte colline boscose di
Tecchie che segnano il punto più remoto
dell’entroterra e formano parte dello
spartiacque umbro-marchigiano. Da questa parte
del crinale i fiumi scendono fino all’Adriatico,
al di là vanno a rifornire il Tirreno.
Il bosco di Tecchie è un Parco naturale, ed è
ricco di biodiversità. Tale forma di tutela lo
ha salvaguardato e gli ha permesso di rimanere
integro e sviluppare un ambiente unico nel suo
genere.
È la monumentale faggeta, il simbolo stesso di
Tecchie: nel bosco ogni particolare ha un suo
fascino straordinario: le cortecce chiare e
lisce dei fusti, la pulizia del sottobosco, il
colore delle foglie a terra o sui rami.
La cosa che più ammalia è però il completo
abbandono del bosco al suo destino naturale:qui
gli alberi non vengono tagliati e neppure
vengono raccolti quelli già morti; i vecchi
patriarchi arborei muoiono in piedi, poi
schiantano al suolo, dove con il loro lento
disfacimento vanno ad arricchire il suolo
forestale.
La
Biodiversità
del Catria
Frontone -
Cantiano
Il sentiero di Valpiana inizia dalla località
Buonconsiglio di Frontone. La prima parte è
percorribile a
piedi, in mountain bike o in auto lungo la
strada parzialmente asfaltata che porta al M.
Catria. Arrivati alla fonte del Mandrale si
prosegue e, al secondo tornante, si abbandona la
strada asfaltata e si piega a sinistra per
imboccare il sentiero di Valpiana. Il sentiero
inizia a salire lungo il Fosso del Mandrale dove
si può osservare una vegetazione con prevalenza
floristica di orno-ostrieto. Si prosegue
attraverso splendide faggete di alta montagna,
dove il bosco assume un aspetto maturo.Si
continua in salita con un fondo ciottoloso ed
abbastanza ripido. Dopo aver percorso
all’incirca 1 Km, facendo una piccola deviazione
sulla sinistra, è possibile osservare il
Grottone,formazione di origine carsica formatasi
grazie al processo di dissoluzione della roccia
calcarea, caratterizzante il massiccio del
Catria. L’itinerario continua fino a giungere a
Fonte Bocca della Valle in cui è presente una
fonte d’acqua con la quale è possibile
rifocillarsi e l’omonimo rifugio gestito
dall’Azienda del Catria. In questo punto si
incrocia il Sentiero Frassati, che piega a sx,
ma il nostro tragitto mantiene la dx,
percorrendo tutto il versante est del M. Acuto,
lungo il sentiero caratterizzato dalla presenza
di faggete, con il sottobosco ricco di varie
specie erbacee tolleranti dell’ombra e di fiori
come ciclamini, anemoni, Scilla bifoglia e
primule. Lungo il cammino si incontrano,
inoltre, altre due fontane con acqua potabile.
Dopo circa 2 Km la faggeta inizia a diradarsi
piano piano lasciando il posto ad una prateria.
Qui si incrocia la strada carrabile, la si
attraversa, si supera la recinzione per il
pascolo e si continua fino ad arrivare in
località Bocca della Valle, caratterizzata dalla
presenza di un abbeveratoio, circondato da un
terreno sassoso con limitata copertura erbosa.
In quest’area l’habitat è ideale per la crescita
di specie floristiche che prediligono ambienti
semiaridi, come la Veronica dell’Orsini e nei
punti più sassosi del Geranio purpureo.Questo
punto, inoltre, incrocia il sentiero del M.
Acuto e risulta essere anche una posizione
panoramica da cui si possono osservare i rilievi
della vicina Umbria. Da qui si dipartono i
sentieri n. 63 e n. 68/S.I. e il nostro percorso
continua lungo il sentiero n. 68, che scende sul
versante sud-est del M. Acuto. Percorsi circa un
chilometro e mezzo si piega a dx abbandonando
per un tratto il sentiero n. 68 che prosegue per
la località Fonte Luca e per Chiaserna. Il
sentiero, pur non essendo segnato, è facilmente
riconoscibile ed attraversa il versante sud
orientale del M. Acuto, fino a giungere in
località Ca’ Il Botano, dove è presente una
vecchia casa abbandonata. Da quì si riprende il
sentiero n. 68/S.I., per poi scendere fino
all’abitato di Cantiano. |